Uomo e mare

Come viviamo il mare, come lo sfruttiamo e come possiamo proteggerlo

E la nave va

Fin dall’antichità l’uomo costruisce imbarcazioni per spostarsi e trasportare merci attraverso la principale via di comunicazione a sua disposizione: il mare.

A partire dalla scoperta dell’America la navigazione estese gli orizzonti europei anche grazie al progresso nelle costruzioni navali ed all’aumento delle dimensioni dei natanti: passarono dalle 50 tonnellate delle piccole caravelle di Colombo fino alle 500 tonnellate dei galeoni secenteschi.

Questa corsa a realizzare imbarcazioni sempre più grandi e avanzate non si è più arrestata ed oggi si costruiscono barche, sottomarini, piattaforme galleggianti e navi sempre più complesse e ricche di tecnologia.

La progettazione e costruzione di navi e imbarcazioni è un settore in cui l’Italia svolge un ruolo di leader mondiale: nel nostro Paese si fabbricano il 50% delle grandi navi da crociera e i migliori yacht del mondo.

Le competenze “di eccellenza” proprie del nostro Paese non riguardano unicamente il design e la progettazione degli scafi, ma anche le fasi di verifica sperimentale, effettuate su modelli in scala testati in enormi vasche e sottoposti alle condizioni operative più difficili. Un’attività che viene svolta presso i laboratori del CNR, meglio conosciuti come la “Vasca Navale” italiana.

Gli oceani veicolano:

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dei commerci mondiali

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delle risorse energetiche

Porti e infrastrutture

Il rapido sviluppo dell’economia globale dal dopoguerra ad oggi ha portato a un aumento vertiginoso dei trasporti via mare, che sono ancora oggi i più economici e puliti.

La costruzione di navi sempre più grandi ha determinando l’esigenza di potenziamento delle infrastrutture logistiche a servizio delle aree portuali e un corrispondente sviluppo degli apparati tecnologici, determinando la concentrazione dei servizi portuali in grandi centri globali.

In molti casi, questo ha determinato lo spostamento delle attività portuali al di fuori dei nuclei urbani storici, verso nuove aree maggiormente adeguate a entrare nel circuito dei grandi commerci globali, determinando dunque la separazione di quella simbiosi fisica tra città e porto che aveva costituito per millenni l’identità delle città di mare.

La conseguenza di questi cambiamenti epocali è stata, in molti casi, la dismissione di vaste aree urbanizzate, in precedenza direttamente o indirettamente collegate ai porti. Questo fenomeno ha prodotto un elevato fabbisogno di rigenerazione delle aree portuali urbane dismesse o declinanti al fine di favorire la riconnessione tra città e porto. Questa è solo la prima mossa per il ripristino dell’idea più generale di porto quale luogo di scambio e non solo di passaggio di merci.

L’economia per la quale oggi questo scambio è possibile è quella della conoscenza, che investe soprattutto in innovazione, in reti di sapere, in comunità di confronto, sperimentazione e pratica. In questo senso, i porti sono ancora luoghi privilegiati, in quanto i trasporti (e tra questi, come si è visto, quelli marittimi sopra tutto) attirano una enorme quantità di fondi per la ricerca e l’innovazione.

Cos'è il TEU?

È un’unità di misura standardizzata per il trasporto intermodale delle merci, corrisponde a un container da 20 piedi per un volume di circa 40 metri cubi. L’uso del TEU standardizza le dimensioni dei container e semplifica la logistica, permettendo di calcolare in modo uniforme la capacità di carico delle navi, le tariffe di trasporto e l’efficienza delle operazioni portuali. 

Traffico in milioni di TEU nel 2017

  • Shanghai (Cina) 40,23% 40,23%
  • Singapore (Cina) 33,67% 33,67%
  • Shenzhen (Cina) 25,21% 25,21%
  • Ningbo-Zhoushan (Cina) 24,61% 24,61%
  • Hong Kong (Cina) 20,76% 20,76%
  • Busan (Sud Corea) 20,47% 20,47%
  • Guangzhou (Cina) 20,37% 20,37%
  • Qingdao (Cina) 18,30% 18,30%
  • Los Angeles – Long Beach (USA) 16,89% 16,89%
  • Dubai (Emirati Arabi) 15,37% 15,37%
  • Tianjin (Cina) 15,07% 15,07%
  • Rotterdam (Paesi Bassi) 13,73% 13,73%
  • Port Kelang (Malesia) 11,98% 11,98%
  • Anversa (Belgio) 10,45% 10,45%
  • Xiamen (Cina) 10,38% 10,38%

La pesca

La pesca è un’attività che da millenni fornisce cibo alle popolazioni insediate presso laghi, mari o fiumi. Per tre miliardi di persone il pesce è la principale fonte di proteine e questo lo rende il prodotto naturale più commerciato al mondo. Ma la dipendenza globale da questa importante risorsa è anche la più grande minaccia per la sopravvivenza delle popolazioni ittiche.

La situazione nel Mar Mediterraneo è ancora più delicata. In questo bacino la pesca marittima ha una cruciale importanza culturale, sociale ed economica, fornendo una importante fonte di reddito e sostenendo le tradizioni e lo stile di vita di molte comunità costiere. Tuttavia circa il 90% degli stock sfruttati è al di fuori dei limiti biologici di sicurezza e le catture cominciano a diminuire.

Stock ittici mondiali: un equilibrio precario

Ogni persona mangia in media 19,2 kg di pesce all’anno, circa il doppio rispetto a 50 anni fa

Oltre 90 milioni di tonnellate di pesce vengono pescate ogni anno in tutti gli oceani

Circa 38,5 milioni di tonnellate di pesci non commerciabili vengono catturati ogni anno, spesso scartati e rigettati in mare

260 milioni di persone sono impiegate direttamente o indirettamente nella pesca

4.7 milioni è il numero dei pescherecci attivi in tutto il mondo

Specie marine aliene

Le specie aliene comprendono tutti quegli organismi introdotti dall’uomo, intenzionalmente o meno, in una regione diversa da quella della loro distribuzione naturale. Sono considerate una delle principali cause di riduzione della biodiversità dovuta all’alterazione degli equilibri preda-predatore e ai meccanismi di competizione sulle risorse e alla diffusione di patogeni. In alcuni casi tali effetti possono avere anche ripercussioni sanitarie ed economiche nei diversi settori produttivi.

Il 50% delle specie aliene che arrivano nei vari mari viaggia a bordo delle navi. Il trasporto via nave avviene in due modi: attaccate allo scafo come “bio-fouling” o nelle acque di zavorra che vengono caricate dalla nave nel porto di partenza e scaricate in quello di arrivo. Il numero degli organismi, potenzialmente alieni, che possono viaggiare su una grande nave da carico è altissimo, fino a oltre due miliardi di individui.

 

L'inquinamento dei mari

Le attività umane e le crescenti richieste di risorse esercitano un’enorme pressione sull’ecosistema marino. Dai sacchetti di plastica ai pesticidi, ai prodotti petrolchimici, la maggiore parte dei rifiuti prodotti dall’uomo finisce, in un modo o nell’altro, in mare.

Una delle principali pressioni umane che colpiscono l’ambiente marino deriva dall’inquinamento chimico, determinato da numerosi elementi come metalli pesanti, pesticidi, policlorobifenili, idrocarburi, ecc.

Le emissioni in atmosfera dovute a industrie e trasporti sono un’altra fonte rilevante dell’inquinamento da attività umane. Una volta emessi, molti composti chimici (rame, nichel, mercurio, cadmio, piombo, zinco e composti organici sintetici) rimangono nell’aria per settimane, se non di più. Con i venti si spostano e ricadono negli oceani. Tutti questi inquinanti e rifiuti sono poi ridistribuiti sulla superficie del globo dalle correnti dei mari.