Alla scoperta dell’Antartide: tra mito, avventura e scienza
scarica il pannelloMolto prima che il continente antartico fosse scoperto, la presenza nell’emisfero sud di una terra ignota, la Terra Australis, fu ipotizzata nel IV secolo a.C. da Aristotele che la riteneva necessaria per “bilanciare le masse continentali dell’emisfero nord”. Nel II secolo d.C., Claudio Tolomeo inserì l’ipotetica sagoma di questa Terra Incognita nelle sue carte geografiche che si estendevano all’emisfero meridionale. Per secoli l’Antartide rimase solo un sogno cartografico, un’ipotesi sospesa tra immaginazione e scienza forse frutto di fantasia, perché mai confermata da un’osservazione diretta.
Le prime esplorazioni dell’estremo Sud
Fu solo dal XVI secolo, con l’avvento delle grandi esplorazioni, che le navi iniziarono a spingersi verso le ignote regioni australi.
Nel 1642, l’olandese Abel Tasman scoprì la Tasmania, costeggiò la Nuova Zelanda, si spinse a sud ma senza arrivare a scorgere i ghiacci antartici.
Fra il 1772 e il 1775 anche James Cook superò il Circolo Polare Antartico, ma rimase troppo lontano dalla costa: non poté immaginare che davanti a sé si estendesse un vero continente.
Solo nel 1820 tre spedizioni, guidate dal russo Fabian Gottlieb von Bellingshausen, dal britannico Edward Bransfield e dallo statunitense Nathaniel Palmer, avvistarono per la prima volta la costa. Tuttavia, il continente rimase a lungo frequentato più da cacciatori di foche e balene che da esploratori scientifici.
L’epoca eroica dell’esplorazione
È agli inizi del Novecento che cominciò quella che viene ricordata come “l’epoca eroica” dell’esplorazione antartica, un periodo segnato da imprese straordinarie in condizioni estreme.
Fu il norvegese Roald Amundsen il primo uomo che, il 14 dicembre 1911, raggiunse il Polo Sud battendo sul tempo l’inglese Robert Falcon Scott, che arrivò poche settimane dopo (17 gennaio 1912) e morì tragicamente nel viaggio di ritorno insieme a tutti i suoi compagni.
Nel corso della Prima Guerra Mondiale (1915-18) il capitano Ernest Shackleton, già protagonista della spedizione che raggiunse il Polo Sud Magnetico (1907-09), tentò l’impresa di attraversare a piedi il continente. La sua spedizione fu drammaticamente interrotta quando la nave, l’Endurance, rimase intrappolata nei ghiacci. La straordinaria storia della sopravvivenza dell’equipaggio naufrago, durante un intero anno tra i ghiacci antartici, divenne leggendaria.
Dopo anni di ricerche, la mitica Endurance è stata recentemente ritrovata, ancora in buono stato di conservazione, a 3.000 metri di profondità nel luogo segnalato da Shackleton.
Nella prima foto: Roald Amundsen nel 1923. nella seconda foto: membri della spedizione di Roald Amundsen al Polo sud (1910-1912), da sinistra a destra troviamo Roald Amundsen, Helmer Hanssen, Sverre Hassel e Oscar Wisting. Nella terza foto: il gruppo di Scott al Polo sud a Polheim, la tenda lasciata al Polo da Amundsen, da sinistra a destra troviamo Robert Falcon Scott, Henry Bowers, Edward Wilson e Edward Evans
Aereo Fokker “Super Universal” della spedizione antartica di Richard E. Byrd alla base Little America (1929) – Credit: Byrd Antarctic Expedition, via Wikimedia Commons
L’Antartide vista dal cielo
Negli anni ’20 e ’30, l’impiego dell’aereo aprì una nuova era per l’esplorazione antartica a più largo raggio e facilitò le attività a terra. Le spedizioni pioneristiche in volo di Richard E. Byrd contribuirono a mappare vaste aree del continente e a raccogliere preziosi dati scientifici. Lo slancio straordinario nelle esplorazioni si attenuò solo durante la Seconda Guerra Mondale per poi riprendere nel dopoguerra.
Tra l’inizio del ’900 e la fine della Seconda Guerra Mondiale, Regno Unito, Australia, Germania, Norvegia, Francia, Cile e Argentina avanzarono rivendicazioni territoriali basate sulle scoperte fatte dai loro esploratori o sulle attività di pesca condotte dalle loro navi baleniere.
Dalla conquista alla conoscenza
Nel dopoguerra, l’interesse per l’Antartide si spostò dalla conquista del territorio all’indagine scientifica. Negli anni ’50 si moltiplicarono le spedizioni aeree e le missioni cartografiche.
Il grande salto nella conoscenza del continente avvenne nel 1957-58, durante l’Anno Geofisico Internazionale, quando nacquero le prime basi permanenti e si avviò una storica collaborazione scientifica tra nazioni.
Nel 1959, il Trattato sull’Antartide sancì che l’Antartide fosse riservata esclusivamente alla pace e alla scienza e non venisse sfruttata per scopi militari o economici.


